La cosa più WTF della guerra a Gaza

Non riesco a trovare titolo migliore a questo, perché quello di cui sto per raccontarvi ha un livello di non-sense mai registrato prima. Qualcuno nel mondo ne ha parlato (anche in Italia) ma, un po’ a causa della coincidenza con le ferie estive, un po’ perché l’attenzione dei media si è spostata su altri temi, l’interesse è velocemente svanito. Eppure siamo di fronte a qualcosa con tutte le qualità per diventare un tema da trattare nelle università, per essere discusso sui forum, per diventare un meme.

 

Quando la bomba virtuale ti esplode in mano

La guerra crudele tra Israele e Hamas ha per settimane coinvolto tutto il mondo. Milioni di persone hanno avvolto l’Internet in dibattiti inerenti vari aspetti del conflitto: l’Iron Dome, lo sbilanciamento dei morti, le rivendicazioni palestinesi, le giustificazioni israeliane, perfino l’aspetto social della lotta, con i vari botta e risposta tra gli account Twitter dei corpi militari coinvolti. Infatti, tra il lancio di un missile e la fuga da un bombardamento, i guerriglieri di Hamas hanno trovato tempo per compiere raid sui social network. Del resto l’importanza dell’aspetto psicologico e comunicativo in un conflitto è da sempre ritenuto fondamentale, e la propaganda gioca un ruolo chiave. Tanto che Hamas ha perfino definito delle linee guida che i combattenti devono seguire nella loro “web jihad”.

Tra i diversi strumenti di propaganda il braccio armato palestinese ha scelto di pubblicare una canzone carica di odio, minacce e maledizioni verso gli usurpatori. Una volta montata su un video che mostra la potenza di fuoco del popolo di Gaza (soldati, fucili, razzi, ed esplosioni kamikaze sul suolo israeliano), la canzone è stata pubblicata sul profilo Twitter di Hamas. Con un dettaglio significativo: il testo è in ebraico.

Il titolo e ritornello, “Kum, Aseh Piguim”, è traducibile con “Forza, facciamo attacchi terroristici!”. Lo scopo, evidentemente, era quello di spaventare gli ebrei, che avrebbero visto le immagini di un loro autobus in fiamme mentre una voce urlava: “Scuotete la sicurezza di Israele / bruciate il suo cuore in una ragnatela di fuoco / demolitela fino alle fondamenta / sterminate il nido di scaragaggi / espellete tutti i sionisti!”. Eppure questa canzone non solo non ha terrorizzato nessuno, ma è diventata una hit tra i soldati dell’IDF e tra i bambini di Tel Aviv. La gente la usa come suoneria del cellulare. Qualcuno ha cambiato il testo alla maniera dei Gem Boy. Qualche musicista ne ha esaltato la musica con virtuosismi al pianoforte e con versioni a cappella. Qualche burlone ha cambiato il video, sostituendolo con il Re Leone o i Teletubbies. E non poteva mancare la versione alla Alvin Superstar.

 

Da YHWH a WTF

keanu hamas

La cosa ha destato un certo sconcerto e mentre a Gaza si mangiavano i turbanti qualche israeliano si è domandato il perché di questo effetto boomerang. Il più citato è Yoram Haznoy, filosofo ed esperto di scienze politiche, che in un articolo su Tabletmag.com ha spiegato come ciò sia potuto accadere e come la canzone abbia avuto un effetto esorcizzante per i soldati e la popolazione civile. Il difetto chiave della canzone è il fatto che il testo venga cantato da un arabo in un pessimo ebraico. Le parole usate sono spesso desuete, e la pronuncia è oscena: in molti punti è stata necessaria una discussione sui forum israeliani per capire cosa cazzo stessero dicendo quei fenomeni laggiù in Palestina. Tipo il ritornello, cantato in un modo che in italiano suonerebbe come “Forza, facciamo abbaddi terroristici!”

Se qualcuno mi dice “Ti arrazzo, stronzo!”, finisce che muoio per insufficienza cardiaca. La gente guarderebbe dentro la mia bara dicendo: “Beh dai, non sembra neanche che l’abbiano pestato. Va’ che sorriso!”. La stessa cosa è successa in Israele. Haznoy, sconcertato dall’evento, ha fatto un po’ di domande ai suoi figli e ad alcuni parenti che stanno combattendo la guerra: “Il fatto è che questa dovrebbe essere una canzone potentissima. Dovrebbe motivarli a fare ciò che ritengono siano grandi, impressionanti imprese. Ma quando la ascolti, ti rendi conto che non lo è per niente. Sembra una canzone per matrimoni. Ti fa pensare: questi tizi sono davvero deboli se han bisogno di cantare queste canzoni.” In realtà nessuno crede che Hamas sia debole; la sua minaccia è seria e terribile. Ma, sostiene l’autore, deridendo l’incompetenza palestinese gli israeliani trasformano la minaccia in qualcosa di divertente e si rendono conto che può essere sconfitta.

Sono i particolari che rovinano un progetto. Solo un idiota porta avanti un’azione fin dall’inizio piena di errori; ne deriva che le organizzazioni serie falliscono perché non fanno attenzione ad alcuni dettagli. Del resto molte volte i piccoli pericoli latenti non si attivano neppure; ma quando emergono, beh, finisce con Abdul che piange vedendo esplodere un chiosco di giornali. E quindi poco importa se la canzone è in realtà la traduzione di una versione originale, cantata in arabo, che su youtube ha più di 1 milione e mezzo di visualizzazioni. Non importa nemmeno se fin dai tempi delle musicassette pirata fai girare per la Palestina canzoncine intitolate “Il massacro” o “Crepitio di pallottole” (leggete questo trafiletto del corriere datato febbraio 1995). Se sbagli, vieni perculato fino alla fine dei tuoi giorni.

La satira è sempre stata usata come arma affilatissima, ma di solito una parte prendeva il simbolo dell’avversario e ne faceva una burletta. Ma questa volta è diverso: Israele ha preso as is un elemento di Hamas, e ne ha fatto la sua bandiera. Non ci sono precedenti. O forse sì, ma in contesti ridotti. L’unico paragone che mi viene in mente è uno dei derby provinciali Pergocrema-Cremonese di qualche anno fa. Durante quella partita, mentre i grigioarancio asfaltavano l’avversario pur giocando fuori casa, i tifosi di Cremona “aiutarono” gli sparuti ultrà cremaschi cantando in coro: “Chi non salta cremonese è!”. Ma si parla di due squadre irrilevanti appartenenti a due città irrilevanti perfino a livello nazionale. Quello di Gaza invece è un conflitto di interesse mondiale.

 

L’Internet, neutrale caotico

Ripetiamolo per l’ennesima volta: internet, il mezzo che permette la comunicazione più veloce e diffusa possibile al mondo, è neutralmente caotico. E’ un gattino tenerissimo affetto da malattie veneree che canta canzoni dolcissime brandendo un coltello in una mano e uno squalo bianco nell’altra. E ogni volta che una persona si affaccia all’interno, la ruota del fato comincia a girare decidendo il destino di ciò a cui andrai incontro. E’ con questa frase che dovrebbero cominciare le linee guida di Hamas ai suoi affiliati. Altrimenti tutte le azioni diventano potenziali figure di merda, e i guerriglieri palestinesi ne stanno facendo incetta. Ancor prima che venisse pubblicata la canzone, i ragazzi israeliani hanno bombardato di tweet l’account di Hamas con richieste fenomenali: “Domani devo svegliarmi alle 8.30. Potete far partire le sirene antimissilistiche a quell’ora?” oppure “Potete smetterla? E’ da un po’ che non pago le spese del palazzo e ritrovarmi con gli altri condomini giù nel bunker sta diventando piuttosto imbarazzante”.

Ogni qual volta Hamas o qualunque altra forza politica, militare o terrorista utilizza Internet, si deve rendere conto che sta utilizzando un missile decisamente più difettoso dei razzi in cartapesta forniti sottobanco dai Fratelli Musulmani. Soprattutto se, dall’altra parte della trincea, l’avversario si fa scudo con un Iron Dome fatto di maggiore libertà informativa e d’espressione.

islam bear

Nota: quando oramai avevo scritto metà di questi paragrafi ho scoperto che Ilpost.it – unico in Italia, da come mi par di capire – aveva già pubblicato questa notizia. Certo, nessuno nega la professionalità de Il Post, ma pensate forse di trovarvi accostamenti tra il conflitto di Gaza e il derby Pergo-Cremonese?

Io non credo. 

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