cattelan dito

Le visioni di Piazza Affari

Carlo Baccarelli, che su Facebook si era iscritto come Carlo Bacco, era uno studente di Brera piuttosto conosciuto grazie all’impegno profuso in diverse attività, manifestazioni di protesta e trovate goliardiche. Ma, soprattutto, era un bel figaccione, dall’aspetto apparentemente mediorientale, e con le ragazze era un vero fenomeno. Oramai completo conoscitore dell’Accademia e dei belli ambienti di Milano, giocava con le studentesse fuori sede appena iscritte e le faceva sue portandole in giro per la città. Era un buon incantatore, e dopotutto nessuna aveva mai troppo sofferto quando, finito lo spettacolo, scompariva.

Come gli era già capitato, una matricola non aveva mai visto la statua di Cattelan in Piazza Affari. Riteneva che quell’opera fosse un giusto schiaffo a un luogo aberrante e alle persone schifose che vi lavoravano. Era, tra l’altro, anche un ottimo punto di partenza per stupire una ragazza e infatti, quando arrivarono in piazza, lei era già stregata. Il Bacco le parlava degli abomini del capitale e di come un gesto eclatante avrebbe dovuto risvegliare i cuori morti degli speculatori. E mentre lo diceva, illuminato, prese una tazzina dal tavolino dove un uomo in giacca e cravatta leggeva il giornale, e gli bevve il caffè in un sorso.

Scapparono ridendo e passarono il resto del pomeriggio passeggiando per le strade. Fu per la ragazza una giornata fantastica. Si lasciarono con la promessa di ritrovarsi la sera per andare insieme a vedere le stelle al planetario di Porta Venezia. Ma prima, le regalò una rosa, e mentre lei l’avvicinava al volto,  lui vide qualcosa di strano, come una ragnatela di linee e numeri incastrata nei petali del fiore.

rosa radar

 

Durò un istante, poi l’immagine sparì assieme a lei nel sottopassaggio della metropolitana. Così, si avviò a piedi verso casa. Salito all’ottavo piano, uscì sul balcone per fumarsi una sigaretta. Da lì poteva vedere i nuovi grattacieli in costruzione a tra Porta Nuova e Isola. Improvvisamente una brezza leggera gli soffiò il fumo negli occhi, e per un tempo che sembrò molto più di una manciata di secondi, vide i palazzi all’orizzonte trasformarsi in rettangoli uniformi, monocromatici. Dalle nuvole emerse poi una scritta di cui il Bacco non riuscì a coglierne il significato, per quanto le parole fossero chiare.

 

skyline 2

 

Bacco rimase di stucco. Sudava freddo. Istantaneamente aprì la busta di tabacco con cui si era fatto la sigaretta. L’aveva preso dal comodino del coinquilino, un tizio che in effetti di tanto in tanto sperimentava i più svariati allucinogeni; eppure il tabacco sembrava il solito, soffice Pueblo. Si sdraiò sul divano e aprì il laptop, cercando di rilassarsi distraendosi su Facebook. Il tempo passava velocemente mentre scrollava la bacheca, passando tra i post degli attivisti e le pagine di qualche illustratore fenomenale. A un certo punto, curiosando sul profilo di una vecchia fiamma, vide le foto delle ultime vacanze in Spagna. Tra queste emergeva quella di un tramonto, col sole enorme che sprofonda nel mare. Purtroppo, quello che il Bacco osservava non era un sole, ma qualcosa ugualmente rotondo.

sunset pie

 

La gente aveva commentato l’immagine con frasi normali come “Wow, dove sei?” “Cavoli che invidia!” “Quando torni seratina tra amiche!!!! <3″. Nessuno che si domandasse perché il sole era diviso in spicchi… Una doccia! Doveva rinfrescarsi con una doccia, anche perché era giunto il momento di uscire per andare al planetario e incontrare la ragazza. Non che avesse molta voglia, dato quello che gli stava capitando, ma andava convincendosi che a furia di pensare sarebbe andato in paranoia, e quella ragazza era la più piacevole delle distrazioni.

La vide proprio all’ingresso del Parco Montanelli. Guardandole gli occhi si sentì sollevato. Quello sguardo, per esperienza, voleva dire una cosa sola: che il planetario era la distanza che mancava da lì ad una felice, liberatoria, salutare scopata. Riprese in un istante il passo sicuro e la parlata magnetica, fece sedere la preda e, a pochi secondi dall’inizio, le sfiorò la mano lasciando però che fosse lei a stringergliela. Poi si spensero le luci e il soffitto esplose in una volta stellata meravigliosa. La ragazza, estasiata, venne rapita per diversi minuti dallo spettacolo e non si accorse così che la stretta della mano del Bacco si allentava sempre di più, fino a sparire del tutto. Quando lo notò si girò e lo vide letteralmente terrorizzato, con il volto che si protendeva in alto, come spaventato da un oggetto minaccioso che pendeva su di lui. Lei cercò l’oggetto tra le stelle, ma riconobbe solo le costellazioni delle due Orse. Lui, invece, non riconosceva più nulla.

 

stelle

 

Gianpiero Ostini, da quarant’anni proprietario del bar in Piazza Affari, aveva lo sguardo fisso rivolto ai tavolini all’aperto. Sembrava ipnotizzato. Un cameriere gli chiese se qualcosa non andava e lui, riprendendosi, disse: “No no…tutto apposto…solo… boh! Lì fuori, seduto al tavolino, c’era un uomo che assomigliava tantissimo a Enrico Cuccia. Pazzesco. Bah, vai a togliere la tazzina che è rimasta là.”

 

  2 comments for “Le visioni di Piazza Affari

  1. Lorenzo
    luglio 16, 2014 at 12:55 pm

    Geniale, ti ho candidato al MIA 2014 come miglior blogger sull’economia

    • dan marinos
      agosto 2, 2014 at 11:47 am

      Con ingiustificabile ritardo, tutta la mia gioia e commozione

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