Ma un giudice americano può condannare l’Argentina al default?

Proprio ieri Alberto Torazzi, un deputato leghista della passata legislatura, mi spiegava su FB la sua posizione riguardo al default dell’Argentina, rifacendosi in particolar modo al Diritto Internazionale. Riporto quanto mi ha scritto:

Dan, per il Diritto Internazionale, uno Stato può svalutare la moneta e ristrutturare/svalutare il proprio Debito… chi compra titoli di stato va incontro a questo rischio.. e di fatti non lo deve fare oltre il limite della prudenza/decenza… I fondi americani hanno comprato i titoli Argentini già svalutati/ristrutturati, quindi pagandoli pochissimo, e ora chiedono con una sentenza di un loro tribunale, il risarcimento alle condizioni di emissione… Una cosa aberrante, un privato messo sullo stesso piano di uno Stato Sovrano, è il principio devastante per il mondo che gli Americani (cioè le lobbies finanziarie che comandano Obama e il Congresso) vorrebbero far passare… un Hedge Fund o Soros contano come uno Stato… cioè il fine ultimo della Società umana non è il “Bene della Comunità”, ma il “Rendimento” del Capitale … “

Eccetera, eccetera, eccetera.

Ora, al di là della scelta di chiamare in causa il Diritto Internazionale come se esistesse un Codice Civile univoco e di applicazione universale e non una sfilza infinita di trattati e accordi multi o bilaterali spesso in contraddizione tra loro (chiedo a tal proposito all’ex deputato di indicarmi a quale parte esatta del Diritto Internazionale fa riferimento), da queste parole emerge una domanda a cui non mi sembra sia stata data una risposta esatta: com’è possibile che un giudice americano possa decidere del debito di un Paese estero?

 

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La risposta è molto semplice: le obbligazioni sono stati emesse dallo Stato argentino sul mercato di New York, strutturandone i contratti sottostanti secondo la legge americana. Ay caramba!  La conseguenza è quindi che, se qualcuno ha qualcosa da dire riguardo al rispetto dei contratti, deve rivolgersi a un tribunale americano: nel caso specifico, al giudice 83enne Thomas P. Griesa.

Quotare titoli del proprio Paese secondo normative estere non è una novità: il Governo greco per esempio negli ultimi anni ha strutturato i propri bond secondo la legge inglese. La ragione di questa scelta mi sembra scontata. Un Paese ad alto rischio economico solitamente presenta problemi anche sul piano della giustizia: credo che pochi sarebbero disposti a prestare denaro ad un soggetto che non solo ha la reputazione di pessimo debitore, ma detiene anche il potere di cambiare le leggi e le sentenze a proprio favore. Per questo motivo ci si affida alle normative di Paesi con un’affidabilità della giustizia decisamente più alta, quali appunto gli USA e l’Inghilterra. E’ comunque una scelta conveniente anche per Argentina e Grecia, che così possono trovare creditori internazionali disposti a concedere un tasso relativamente basso essendo coperti da una struttura giuridica seria e affidabile.

Oddio, conveniente finché non si decide di infrangere le regole nell’idea che uno Stato Sovrano abbia il diritto di farlo. Ma non è così.

Riprendiamo velocemente quanto è successo: dal 2001 (data del default) al 2012 (data della sentenza) è stato realizzato un piano di ristrutturazione sul debito scaduto. Il 92% dei creditori ha accettato una dilazione ventennale a tassi inferiori a quelli originali. Il restante 8%, piuttosto incazzato ma troppo debole per fare ricorso (istituzioni finanziarie piccole o disinteressate, pensionati e famiglie anche italiane) ha preferito incassare poco e subito vendendo le obbligazioni ai cosiddetti fondi avvoltoi.

E qui, se vogliamo, entra il tema etico. Fino a questo punto, personalmente, mi sembra che la parte lesa siano i creditori originali, appartengano essi al 92% o all’8%. Dice il leghista: “Hanno investito a loro rischio e pericolo: accettino il default e rimangano con un pugno di mosche in mano”, in un passo logico che suona come: “Le ragazze che girano di notte accettano il rischio di fare brutti incontri: accettino la criminalità e la smettano di lamentarsi”. No, caro il mio bel ragioniere: hanno sì investito sapendo di rischiare molto, ma sapendo anche di poter ricorrere ad un sistema giuridico in grado di punire chi non rispetta le regole. E così è successo.

Quando si vuole tirare di mezzo la questione etica, soprattutto in un contesto privo di sentimenti qual è la finanza, bisogna tirarla fuori tutta. Ricordando per esempio che l’Argentina dichiara da anni dati di bilancio e macroeconomici di scarsissima affidabilità, se non bellamente farlocchi (quale siano poi le conseguenze di una svalutazione del peso in un’economia che registra un’inflazione che inizia per “venti”, non lo so io e sicuramente non lo sa Torazzi). Lungi da me definire gli hedge funds paladini del piccolo risparmiatore, ma solo loro avevano la forza e la convenienza a portare in tribunale uno Stato Sovrano. Dove prima il giudice Griesa e poi la Corte Suprema hanno imposto al Governo Kirchner di rispettare le clausole di pari passu (cioè trattamento identico per tutti i creditori) definite dai suoi stessi titoli.

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Ma nella pratica come si impedisce ad uno Stato Sovrano di pagare quel 92% che aveva accettato la dilazione, chiederanno gli amanti dei tecnicismi? Semplice: sempre econdo le clausole originarie i pagamenti devono passare in prima battuta da istituti appartenenti al mercato di riferimento, che poi trasferiscono il denaro in una fitta rete capillare che arriva fino alla casalinga di Voghera. Ora, nessun istituto di credito americano ha intenzione di mettersi contro una sentenza del suo stesso Paese. Insomma, questa legge americana proprio non aiuta l’Argentina a svincolarsi dalle regole che essa stessa aveva accettato anni fa. Pensate, ha pure provato a convincere il 92% a convertire i propri bond in titoli di normativa argentina: purtroppo l’agente finanziario che detiene la lista dei creditori (una lista che comincia da qua e finisce nel giorno del mai) non è argentino e anche lui non vuole mettersi contro il giudice Griesa. A quel punto per l’Argentina, tutto sommato (a causa di ulteirori clausole su cui non ho intenzione di addentrarmi), va bene anche il default.

Concludendo. Gli hedge funds sono dei maledetti figli di puttana, e senza dubbio esiste un sottostante politico dietro alla faccenda. E’ la prima volta che viene applicata una sentenza del genere (ma a questo punto vi chiedo di citarmi sentenze differenti). Obama sa tutto, l’IMF sa tutto e pure mia nonna ha la sua da dire a riguardo. Il fatto è che le regole che si sottoscrive vanno rispettate fino in fondo. Forse i complotti plutogiudaicomassonici a danno dei Popoli Sovrani esistono, forse no. Di sicuro esiste sempre qualcuno che vuole infrangere le regole nel nome di un Bene Superiore Comune.

Finché il torto non lo subisce lui.

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