Della fine del mondo e delle deducibili conseguenze economiche.

L’altra sera la mia ragazza ha scelto di guardare Melancholia, di Lars von Trier. A farmi accettare di buona voglia è stata l’idea alla base di un film, ovvero la minaccia di un pianeta che muove dritto verso la Terra lasciando senza speranze l’umanità. Insomma, un film psicologico che accontenta Lei con una base da disaster movie che accontenta Lui. Ed ecco infatti che la pellicola si apre con una serie di inquadrature stupende, tutte al rallentatore, con Kirsten Dunst tutta scombinata, un cavallo scombinato, un campo da golf scombinato e soprattutto un piccolo pianeta che collide con la Terra, con onde alte chilometri e una luce abbagliante che l’umanità per un attimo pensa: “toh, piove ma c’è il sole, pazzesco.” e un microsecondo dopo muore.

Al che ti viene da pensare. Innanzitutto a chi è andato corto in borsa, gabbando tutti quanti. Metti che tutti sappiano dell’arrivo del meteorite almeno un anno prima del previsto impatto, e che tutti gli scienziati siano d’accordo nel dire che no, non c’è un mezzo percento di possibilità di salvarsi. A quel punto chi ha venduto un contratto forward si trova a stappare lo spumante buono, quello che tiene lì da una vita in attesa che suo figlio si laurei o si sposi, e che ora vale la pena aprire tanto la Terra sta per esplodere e figurarsi se suo figlio trova una ragazza in un anno, sempre attaccato a fumetti e videogames. E, visto che andare corti significa assumere un debito, ne consegue che tutti i debitori benedirebbero il giorno del giudizio (a patto che il prestito scada oltre l’anno di vita utile).

D’altro canto mi vien pena a pensare a chi ha prestato il denaro, e che attende il rientro del capitale investito: dalle banche che offrono mutui per le case alla TIM che rateizza gli smartphone a 20€ al mese, quegli stessi smartphone che intaseranno la rete per un anno con foto instagram d’addio e frasi seguite da #perchèadesso e #ho17annieparcheggiarenonsaràmaiunproblemaperme. Certo il problema permane per i grossi debiti che scadono prima e non possono essere rinnovati: penso per esempio ai debiti sovrani, che ciclicamente vengono pagati con nuovo debito. Che farebbe lo Stato? Ripagherebbe tutto vendendo ai privati il Colosseo e licenziando i dipendenti pubblici, o defaulta mandando a cagare i creditori, che tuttavia sono in gran parte i suoi stessi cittadini? Un problema non banale, scoprire di non avere più i risparmi di una vita e dunque non poter spendere tutto quello che si possiede prima della fine del mondo.

 

Tuttavia l’economia non è solo patrimonio, ma anche trasferimento di risorse e flussi di valore aggiunto. Il desiderio di scialacquare i propri averi sarà appunto il primo desiderio delle persone, che correranno in banca per ritirare tutto il contante (già, perché siamo nel 2012 ma le prostitute e i prostituti così come gli spacciatori, non svolgendo lavoro legale, non possono essere pagati né col bancomat né coi buoni pasto. L’Italia, Paese arretrato civilmente ancor prima che economicamente). A quel punto ci sarebbe una totale crisi monetaria, accompagnata tra l’altro da un’iperinflazione su alcuni prodotti per eccesso di domanda (su tutti mi viene in mente gli antidepressivi e le candele da chiesa, oltre al già citato mercato del sesso e della droga) e una deflazione esagerata su altri prodotti (i contratti assicurativi sulla vita, i diamanti e tutti gli altri beni che durano per sempre).

Mentre quindi la domanda varierà a seconda dei beni in questione, è interessante indagare sul lato dell’offerta. I film apocalittici insegnano che, a seguito di un disastro globale, lo scenario più attendibile è quello di un caos sociale, di piccole comunità che lottano per la sopravvivenza mentre gruppi di barbari, pirati e predoni nomadi compiono scorribande nelle periferie desolate. Ma questo è, appunto, un ragionamento ex-post; dal punto di vista ex-ante, i film non ci sono d’aiuto in quanto prevedono sempre la speranza di poter far esplodere il meteorite con una bomba atomica trivellata nel nucleo da un gruppo di operai alcolizzati del settore petrolifero. La domanda quindi è: di fronte alla totale assenza di speranza, si continuerà a produrre, a lavorare, ad investire (per lo meno sul breve)? E soprattutto, nel business delle previsioni (dal meteo all’oroscopo), ci sarà qualcuno che il giorno X-1 dirà: “domani previsto neve, ricordate le catene a bordo.”?

Dan Marinos

Ps: Poi, dopo due ore e passa, mi sono svegliato. Che bella dormita ragazzi!

  4 comments for “Della fine del mondo e delle deducibili conseguenze economiche.

  1. gennaio 27, 2013 at 12:41 pm

    mangiato pesante, eh?

  2. gennaio 27, 2013 at 12:43 pm

    Già. E Lars von Trier è il miglior digestivo.

  3. Anonymous
    gennaio 27, 2013 at 2:08 pm

    E io mi domanderei: in tutto questo scenario, come si collocherebbe Bersani?

  4. gennaio 27, 2013 at 2:48 pm

    Bersani si pone a centrosinistra del luogo d’impatto, chiedendo responsabilità all’asteroide il quale tuttavia risponde con un KADABBOMMM

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