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Casomai ci fossimo dimenticati dei bilanci dei partiti

Qualche settimana fa Salvini, consigliere comunale a Milano ed europarlamentare della Lega, affermava ai microfoni del TG3 che parlare dell’ennesimo scandalo di senatori corrotti era parlare del nulla. L’esponente maggiore della Lega in Lombardia argomentava tale nullità spiegando che il bilancio del Carroccio era stato certificato da una società di revisione di alta reputazione (per altro americana, quindi non legata alle trame di un partito italiano) e che nulla di sbagliato, o illegale, era emerso dai controlli. Ovviamente l’intervista si chiudeva con la solita tesi della bomba ad orologeria date le elezioni imminenti.
Ora, che tale argomentazione sia sbagliata in tutti i sostantivi, verbi e aggettivi utilizzati da Salvini, non stupisce ma fa comunque girare le palle: 1) PricewaterhouseCoopers ha effettuato una revisione parziale, limitata ad alcune voci del bilancio del partito, in accordo con la Lega stessa. 2) La revisione contabile non certifica alcunché, né garantisce la correttezza di bilancio. 3) La revisione parziale ha interessato il bilancio di partito, non dei gruppi parlamentari, regionali o altre sezioni locali. 4) Altro che correttezza, la relazione di PwC ha fatto emergere “criticità nella gestione pregressa“. 5) A parte il fatto che PwC è inglese e non americana, ad effettuare la revisione non è stato certamente l’ufficio di Londra bensì uno italiano, di Milano o Roma.
Questo è un ulteriore esempio di quanto prendere per il culo gli elettori sia uno sport praticato a livello professionistico da molti politici italiani. Un’attività che prevede fasi di riscaldamento nei momenti a basso livello d’attenzione mediatica, come nel caso dell’intervista di Salvini, per poi scatenarsi in veri campionati nazionali della panzana, nei giorni in cui le prime pagine vomitano scandali e gli opinionisti si stracciano le vesti. E’ qua che si vedono i fuoriclasse che sanno destreggiarsi egregiamente tra investimenti in Tanzania e grandi feste nelle periferie romane.
Oggi viviamo in un periodo di calma, per cui le notizie circa i rendiconti dei partiti e dei gruppi parlamentari o regionali passano in secondo piano. E’ quasi per culo infatti, visto che evito la sezione “Norme e tributi” del Sole 24 Ore manco fosse un esame alla prostata, se ho letto questo articolo, dove il giornalista informa i lettori dell’evoluzione legislativa a seguito degli scandali autunnali in Lazio e Lombardia. In sintesi, dal 2013 il controllo sui rendiconti dei gruppi consiliari nelle varie Regioni spetterà alla Corte dei Conti, mentre l’introduzione di revisione esterna è a discrezione della singola Regione. E’ il caso per esempio del Piemonte, che nel legge 16/2012 obbliga i partiti a presentare entro il 20 febbraio al Presidente del Consiglio Regionale la nota di rendicontazione, correlata dall’opinion di un revisore dei conti non scelto ma assegnato a sorteggio. A proposito del rendiconto, questo è standard per tutte le regioni, e si trova a questo link: notare che la sezione di Gatteo a Mare del Club Alpino Italiano predispone un bilancio dotato quasi della stessa “complessità”: ancora più imbarazzante è notare la somiglianza con quello che la legge imponeva ai partiti nazionali nel 1974, e che fallì miseramente il proprio compito di trasparenza ed accountability. Posto comunque che è comprensibile la scelta di contabilizzare tutto per cassa e non per competenza, fa  rabbrividire il pensiero che su un foglietto striminzito, senza alcuna spiegazione integrativa, possano passare le centinaia di migliaia di euro che i gruppi si trovano in mano; e per quanto sia apprezzabile il divieto di trasmissione di denaro tra gruppi consiliari e partiti politici, fa ridere l’elenco di spese accettabili, soprattutto quelle per “attività istituzionale”, laddove non esiste alcuna definizione stringente che spieghi cosa sia e cosa non sia un’attività istituzionale.
Siamo sempre al solito punto, che non verrà mai risolto da questa classe politica: introdurranno nuovi formulari, più o meno dettagliati, colorati, disponibili su internet, firmati dal revisore o dal Papa, ma sempre privi di principi contabili severi e inderogabili che rendano tali documenti migliori della carta con cui vengono avvolte le caldarroste del baracchino in Piazza Duomo (castagne tra l’altro che potremo mangiare soltanto nell’inverno del 2014, visto che le leggi si applicheranno ai rendiconti del 2013; quelli dell’anno passato, così carico di scandali e illeciti, sono infatti esentati dal nuovo e presunto migliore controllo contabile).
Ma tranquilli, non crediate che l’anno appena iniziato non sarà ricco di scontrini a tre zeri per cene istituzionali, festini culturali e prestazioni sessuali di rappresentanza. Anzi, facciamo una scommessa: chi sarà il prossimo che urlerà alla classica bomba ad orologeria?
Dan Marinos

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